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La Compagnia dei Peccatori

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Jinnosuke Musashi

Jin e' un Maestro di Spada dell'Est, nello specifico della Scuola dell'Acqua, la Specializzazione nel duello con una sola spada.

Segue un Codice d'Onore molto rigido, e in particolar modo la Via della Compassione; il suo stesso nome, tradotto nella lingua comune, significa "la luminosa compassione". Sara' dunque sempre pronto a difendere i piu' deboli.

Nella Compagnia dei Peccatori rappresenta la Superbia; il suo obiettivo e' diventare il piu' Grande Spadaccino che la Storia ricordi. A seguirlo non vi e' pericolo troppo grande da non poter essere affrontato ma, se non fosse per i saggi consigli dei suoi compagni di viaggio, si sarebbe probabilmente gia' cacciato in situazioni piu' grandi di lui.

BACKGROUND

Jin nacque nell'anno 4 Pre Fondazione da genitori di origine orientale. Il padre, Miyamoto Musashi, era un abilissimo spadaccino che, molto prima della nascita di Jin, venne reclutato come guardia del corpo da un mercante. Egli lavoro' per vari mercanti ma col tempo si stabili' nel regno di Alberetor.

Il suo nome completo e' Jinnosuke Musashi, (仁之亮 武藏). I caratteri dell'antico alfabeto orientale che compongono il suo nome (Jinnosuke) significano "La lucente compassione". Per il Padre la piu' importante delle virtu' di un Maestro della Spada e' proprio la compassione, perche' la propria fora si giustifica solo nell'essere messa a servizio dei piu' deboli. Forse l'aggettivo "lucente" voleva indicare questo, ma per chi conosce bene Jin non e' che un richiamo ad una sua caratteristica innata: la Superbia. Jin si e' sempre sentito "piu' forte degli altri", e non ha mai nascosto questo. Tuttavia il suo mettere questa sua forza a disposizione del prossimo l'ha sempre fatto ben volere da chi lo conosceva.

Jin, come suo fratello maggiore, Oda Musashi, venne cresciuto dal padre affinche' potesse apprendere La Via della Spada. Entrambi svilupparono ottime doti di spadaccini ma Oda, il fratello maggiore, col tempo si allontano' dagli allenamenti per darsi di piu' alle gioie della vita. Fu cosi' che, senza che i due fratelli se ne rendessero conto, Jin supero' in bravuta suo fratello maggiore.

Fu il padre ad accorgersene, e a nulla valsero i rimproveri ad Oda per farlo tornare "sulla retta via".

Il tempo passava e il padre invecchiava, fino al giorno in cui fu conscio che la morte si stava avvicinando. Nell'anno 18 DF Miyamoto chiamo' dunque i suoi due figli per celebrare quello che da generazioni era il rito di passaggio della lama di famiglia, la Musashimune. Quello che sorpese i fratelli fu la scelta di affidarla a Jin. Oda si infurio', non accettava questa decisione. E sfido' Jin.

Per capire la "gravita'" della situazione occorre essere consci del concetto di Onore che Miyamoto trasmesse ai figli. Un duello con la spada e' un duello all'ultimo sangue. E' l'extrema ratio di una societa' basata sull'onore e sul rispetto: quando due volonta' si scontrano senza poter giungere ad un accordo, solo una deve sopravvivere.

Jin sapeva di essere diventato piu' bravo di suo fratello, ma non voleva ucciderlo. Ricorse dunque ad uno stratagemma. A differenza del fratello egli aveva gia' imparato l'arte di usare la spada ancora da inguainata. Fu cosi' che si presento' allo scontro con due armi al fianco, una spada (non ancora la Musashimune) e una spada da allenamento, fatta in legno (chiamata "bo"). Il fratello lo invito' a sguainare la sua lama, ma Jin si inginocchio' semplicemente a terra, mantenendo le armi infoderate. Oda, furioso per quel gesto di superiorita' da parte del fratello minore, lo attacco' in preda all'ira, cosa che un buon samurai (parola orientale che piu' o meno significa "Maestro della Via della Spada") sa' di non dover mai fare.

Con un rapido movimento Jin rotolo' in avanti, sguainando velocemente il bo e anticipando l'attacco di Oda.

Calo' il primo colpo.

Oda reagi', provando a contrataccare, ma Jin devio' il colpo con il fodero dell'altra spada (rimasta comunque infoderata), aprendo un varco nella difesa di Oda.

Arrivo' il secondo colpo.

I due per un attimo si trovarono immobili, a pochi passi l'uno dall'altro, con le schiene che si fronteggiavano, mentre una folata di vento smuoveva le loro vesti di seta sotto il chiarore di una pallida luna.

"Ti prego, non farlo" sussuro' Jin.

Ma Oda era ormai in preda all'ira. Non solo suo fratello minore l'aveva schernito con la posizione inginocchiata (indice di supremazia) all'inizio del combattimento, non solo l'aveva disonorato usando un bastone di allenamento per eseguire il duello, ma mentre Oda non era ancora riuscito a sfiorare il fratello, Jin lo aveva gia' colpito due volte.

"IO TI ODIO!" girdo' in risposta il fratello, girandosi velocemente per dare un colpo con tutta la forza che aveva.

Jin non attacco' per primo, anche se avrebbe potuto. Di nuovo rapidamente blocco' il colpo, e altrettanto rapidamente fece calare il suo bo sulla testa del fratello.

E giunse il terzo colpo, l'ultimo.

Il fratello giaceva sventuo per terra.

Il padre rimprovero' Jin per non aver usato la spada vera ma quella da allenamento: se si inizia un combattimento che non sia per allenamento, o si vince o si muore. Questa e' la via! E non importa chi abbiamo davanti: o riusciamo a risolvere con le parole un conflitto, o l'unico modo di prorvi fine e eliminare una delle due parti! Quello che per Jin era pieta' in realta' era la condanna, per Oda, ad una vita senza onore, una vita non degna di essere vissuta.

Oda, dal canto suo, quando si riprese fuggi' per la vergogna: l'onta subita era troppo elevata da poterla sopportare.

Passo' circa un anno, durante il quale Miyamoto si insedio' stabilmente al villaggio e si mise a capo della miliza che lui stesso aveva creato quando scoppio' la guerra.

Fu allora che, all'improvviso e in modo del tutto anomalo, mentre Jin era lontano dal villaggio per allenarsi nella quiete della solitudine, un’ orda di Famelici attacco' il villaggio. Tutto venne bruciato ... o divorato. Il padre, la madre e tutti gli amici di infanzi che Jin amava. Tutto era perduto e, al ritorno di Jin al villaggio, non c’era neppure una battaglia da combattere.

Mentre dall'alto di una colle Jin osservava il suo paese divorato... scorgese in lontananza, su altro crinale, qualcuno che lo fissava. Pochi minuti dopo la figura scomparve dietro la collina e i Familici si ritirarono, lasciando solo morte e distruzione.

Jin non poteva sapere chi era quella figura che aveva visto, ma dentro di se aveva una risposta, una risposta che non voleva darsi perche' troppo dolorosa. La sua "pieta'" era la cagione di tutta quella morte e distruzione.

Fu in quel momento che fece suo il concetto di "combattimento all'ultimo sangue".

Completamente vuoto, privo di ogni legame con quel posto, Jin si mise in viaggio verso Nord. Doveva vivere. Voleva vivere. La discendenza dei Musashi doveva continuare, cosi' come lui doveva continuare i suoi allenamenti. Perche' un Maestro si allena tutta la vita. A Nord avrebbe cercato i mercanti che, grazie al padre, aveva conosciuto in vita. Forse gli avrebbero dato un lavoro, o delle opportunita'. Era comunque una speranza per il futuro.

Dopo vari mesi di viaggio in solitaria si incontro' con un gruppo di viaggiatori, e decise di proseguire il cammino assieme a loro.

LE GESTA

Storia delle gesta di Jin (e dei Peccatori) raccontate da Jin.
Se lo trovate in qualche taverna offritegli da bere e ve ne raccontera' una!

LA TRAVERSATA DEI TITANI

Durante il viaggio verso Nord ho maturato l'idea di rifarmi una vita a Fortecardo; fin da subito mi e' sembrata la citta' che faceva al caso mio, piena di opportunita' per qualcuno che doveva farsi un nome!

 

Ricordo il freddo glaciale dei Titani, la neve  che ovattava tutti i suoni e imbiancava il paesaggio.

 

In questa traversata ho affrontato i primi scontri seri:

  • un mostruoso Abominio, che mi ha mostrato la fine che puo' fare un uomo che cede alla Corruzione
  • orde di Draghoul e i fantasmi delle fanciulle che dall'odio di questi non morti si erano generati
  • Mal Rogah, un tempo un grande condottiero, oggi un altro simbolo dell'abisso in cui sprofonda chi si abbandona alla Corruzione
  • i Gwam, enormi vermi che sbucano dal terreno, semplici strumenti di una macchinazione oscura che coinvolge le intere sorti di Ambria e su cui iniziammo solo a posare per la prima volta gli occhi

Ma giunto in Ambria ho visto cose che mi hanno rasserenato l'anima. Paesaggi verdeggianti, dolci colline  in cui scorrono ruscelli, lunghe distese di campi coltivati, rigogliose foreste e, soprattutto, persone serene che sorridono. Andarmene dalle lande martoriate del mio villaggio natio e' stata la scelta giusta.

 

E infine Forte Cardo, la nostra Meta.
Nostra, perche' nel viaggio ormai ho legato con altri ... amici. Si, amici, e' cosi' che posso chiamarli. Oguno di loro ha qualche piccolo peccato da nascondere, ma sono tutti persone dall'animo puro. Il Manto Nero, Ferandor, lui mi ha colpito piu' di tutti. Segue una strada ben diversa dalla mia, ma in essa ci rivedo lo stesso onore e spirito di sacrificio.
Peccatori ... e' questo il nome che ci siamo dati. Si, mi hanno coinvolto anche a me. Dicono che io sia superbo. Ah, stupidaggini ... io sono semplicemente il piu' grande spadaccino che abbiano mai incontrato e che mai incontreranno. Questa non e' superbia, questa e' semplicemente la realta'!

LO SCORTICATORE

Gran brutto affare. Per raccimolare talleri, essenziali per vivere in questa citta', ci siamo messi sulle tracce di uno spietato assassino, lo Scorticatore.
Ne parlo ancora a fatica, perche' in quella brutta storia perse la vita un nostro amico: Devlin. Lo avevamo conosciuto durante la traversata e avevamo legato molto con lui, tanto da essere sui ospiti appena giunti in citta'. Lui era originario di Forte Cardo, sapete ... ma questa e' un'altra storia.

 

Quella dello Scorticatore continua con l'assassino che, accortosi delle nostre indagini, ci ripaga togliendo la vita  a Devlin. E' stato quello il preciso momento in cui un semplice ingaggio e' diventato una questione personale. Mi ero giurato che avrei vendicato Devlin, e ne avrei onorato il ricordo.

 

E cosi' feci. Beh, si, facemmo. Trovammo quella creatura, un tempo umano, ora solo un abominio corrotto da un reperto trovato tempo prima nel Davokar. Avevano scavato troppo in basso, questi poveretti, e non avevano sopportato i poteri perniciosi che avevano risvegliato.
Poco importa. Scorticatore decapitato, ringraziamenti dei Manti Neri e delle Guardie Cittadine ... e finalmente il nostro Nome, quello della Compagnia dei Peccatori, che iniziava a riecheggiare per le strade di Forte Cardo.

L'ABOMITORIUM

Ricordo ancora la prima volta che ho combattuto a Forte Cardo.
Fu all'Abomiturium, dove si svolgono quelli che sono definiti scontri gladiatori: combattimenti tra uomini o tra bestie ... o una combinazione di questi, insomma.
Li' conoscemmo Cosso. Ah, Cosso, basso quanto  arguto, panzuto quanto ambizioso. Ma con un sorriso e una parlantina che ti travolgono.
Io e Zanne ci affidammo a lui che ci pareva un lanista di esperienza, e ancora oggi sono contento di questa scelta.
Ci sbatte' nell'Arena per combattere contro dei felincubi, grossi felini con lunghe code.
Ah, simpatiche bestiole. Dicevano che erano veloci. Io lo fui di piu'.
Inizio' li, da quel semplice scontro, il lungo cammino che ha portato me e Zanne ad essere i gladiatori che oggi conoscete.

LA PRIMA ALLEGRA SCAMPAGNATA NEL DAVOKAR

Furono nuovamente i talleri (e il nostro disperato bisogno di essi) che ci fecero accettare il nostro secondo incarico ufficiale come Peccatori. Una missione nel Davokar, spesata dall'Ordo Magica. Spesata ... spesata si fa per dire. Quei bracciecorte alla fine ci hanno fatto pagare a noi la licenza per entrare nel Davokar! Non ho protestato piu' di tanto perche' la mia voglia di entrare in quelle foreste era altissima. E' lo e' ancora tutt'oggi: non si finisce mai di scoprire il Davokar!
Una missione di recupero, dovevamo salvare cio' che restava di una spedizione dell'Ordo Magica.
Ma mi divertii. Ricordo che ho combattuto contro umani o altri esseri sin dall'inizio del viaggio. Si perche' qualcuno pago' il Graffio Rosso, nota masnada di assassini, per farci fuori. Evidentemente avevamo pestato i piedi a qualcuno, ma a chi?
Sterminare l'intera cellula del Graffio Rosso di Forte Cardo fu per me un ottimo riscaldamento prima di entrare nel Davokar.
Entrammo nel Davokar via fiume, passando da quell'enorme lago che sembra un mare.
Trovammo un approdo nascosto e grazie al nostro carisma assoldammo una ciurma di pira... di marinai che ci porto' a destinazione. Non senza peripezie, eh. In particolare ricordo la morte di una della ciurma ... e un cuore infranto. Ma chiedete a Gadramei, e' lui l'esperto in queste cose.
Li abbiamo scoperto che i Maghi, indagando su quello che era il sepolcro di Re Urian lo Opac, hanno risvegliato antichi Poteri Nefasti. Ma roba veramente assurda: un Mostro che era la Quinta Essenza della Corruzione del Davokar piu' oscuro, una Regina schifosa che regnava su sciami di orrori striscianti e pure un'essere spregevole proveniente da un altro Mondo. Ma siamo stati saldi ed impavidi e abbiamo manovrato la situazione, sfruttando le rivalita' di questi ... Abomini e' fargli un complimento.
Recuperammo i superstiti e Zanne, per non farsi scappare nulla, pare abbia recuperato pure un po' di memoria ... si, memoria passata. Strano per un Orco, non trovi? Ma se vuole ti dira' meglio lui.
Tornammo infine, riportati in Ambria da quei filibus... da quegli onorevoli marinai che ingaggiammo.

 

Ricordo di una scocciatura non indifferente mentre tornammo. Anzi, due. Una riguarda una ciurma di Pirati, ma per quella chiedete a Zanne. L'altra fu un essere mostruoso, un demone dell'acqua. Ci attacco' perche' voleva qualcoasa da noi, ma non ricordo bene cosa. Gadramei sicuramente lo sapra'. Poco importa, commise un grave errore. Attaccco' un Maestro della Spada dell'Est dell'Acqua. La famiglia Musashi padroneggia dai tempi lontani la Forma dell'Acqua. Alla fine di una strenua battaglia, mi gettai dal ponte della nave verso di lei, e le mozzai la testa. Sarebbe bastato un niente; un minimo di ritardo nel mio salto o nell'estrazione della mia lama, o magari scegliere i tempi non alla perfezione. Sarebbe bastato un niente per morire. Ma, come nel mare, quando due flussi di correnti marine si scontrano, e' la piu' forte a dominare! Oh, ricordo ancora molto bene quell'attimo. Fu perfetto.
E comunque si, posso confermare ... andare nel Davokar puo' fruttare non poco. Ma non e' una gita per tutti. Certo, per me e' come fare una passeggiata, ma io sono io.

CASA

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IN MISSIONE PER PRIOS - SI TORNA NEL DAVOKAR

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IL PRIMO TORNEO

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Obiettivo personale

Dinventare il piu' grande Spadaccino che la Storia ricordi."Non temere il tuo avversario, o il tuo avversario avra' gia' vinto. Non temere la morte, o la morte avra' gia' vinto"

Musashimune

La spada della famiglia Musashi

 

La Musashimune e' una katana, ovverosia una spada ad una mano forgiata con un'antica e complessa tecnica che crea un'arma perfettamente bilanciata dalla lama straordinariamente tagliente. Ogni katana e' un oggetto unico a cui viene dato un nome. Il nome Musashimune significa "La spada della famiglia Musashi", tanto che essa viene tramandata da generazioni.
Possiede le seguenti qualita':

  • BILANCIATA - ribattuta piu' di 100 volte per farla diventare un'arma perfettamente bilanciata
  • PENETRANTE - una lama affilatissima che non si rovina con l'uso
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La Via della Spada

 

義, Gi: Onestà e Giustizia

 

Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

 

勇, Yu: Eroico Coraggio

 

Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.

 

仁, Jin: Compassione

 

L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e se l'opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una. La compassione di un samurai va dimostrata soprattutto nei riguardi delle donne e dei fanciulli.

 

礼, Rei: Gentile Cortesia

 

I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini. Il miglior combattimento è quello evitato.

 

誠, Makoto: Completa Sincerità

 

Quando un Samurai esprime l'intenzione di compiere un'azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l'intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di "dare la parola" né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.

 

名誉, Meiyo: Onore

 

Vi è un solo giudice dell'onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.

 

忠義, Chugi: Dovere e Lealtà

 

Per il Samurai compiere un'azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.

Scheda del Personaggio

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